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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO PUBBLICATO IL 12-12-2012 SU “ RISCOSSA CRISTIANA “

A margine del nostro pezzo , pubblicato anche su questo sito il 27-11-2012 e intitolato “ Nuovo referendum abrogativo della l. 194 in materia di aborto : la 12 ore per la Vita ( primo appuntamento il 5-1-2013 , dalle ore 9 , all’esterno di 5 ospedali , siti in Torino , Milano , Padova , Roma e Catania ) “ , dobbiamo anzitutto segnalare che a queste 5 città , come da volantino aggiornato , si è aggiunta Caserta ( Ospedale S. Anna ) , il che ha esteso l’evento , come da me auspicato , anche ad una struttura campana .

In secondo luogo , con riferimento a tale nostro articolo , dobbiamo segnalare un intervento del direttore di Riscossa Cristiana del 12-12-2012 .

Va premesso che quest’ultimo è amico fraterno dell’organizzatore della Marcia per la Vita , evento sul quale io mi sono permesso di esprimere qualche riserva critica sia pur nell’apprezzamento per il numero di partecipanti e la potenziale funzione aggregatrice ad esso riconducibili , al punto da definire in un suo articolo pubblicato sulla rivista che dirige nel dicembre del 2010 l’uscita dell’ultimo libro del suo amico come “evento più importante dell’anno“, invitando tutti espressamente a comprarlo per Natale ed a regalarlo agli amici ( non sono chiacchiere , è sufficiente fare una ricerca sul web ) .

A ) Nell’intervento in questione si afferma , anzitutto che nel mio pezzo sarebbe ravvisabile una certa “ ansia di contarsi “ , avendo io sottolineato le 13 000 adesioni che stanno caratterizzando la nostra iniziativa e che si raccolgono attraverso il sito www.no194.org .

Il problema del Dott. Deotto non è la conta in sé , ma sono i risultati della conta .

Quanti articoli abbiamo letto sulla sua rivista ( peraltro di ottima qualità e condotta con grande abnegazione ) inneggianti ai 15 000 della Marcia per la Vita di Roma del 2012 ?

Non solo , ma , facendo una clamorosa autorete , egli stesso ricorda nel suo pezzo di critica alla nostra ansia di contarsi di aver pubblicato a maggio foto che dimostravano in senso comparativo quanto fosse stata , di contro , scarsamente partecipata la manifestazione del Movimento per la Vita alla sala Nervi della settimana successiva .

L’ansia di contarsi viene da lui vissuta in modo totale , persino con valutazioni comparative e fotografiche .

Il che risponde all’esigenza di fondo di quella Marcia , estranea alla quasi totalità dei suoi partecipanti : non unire i pro life , sia pur di differenti posizioni , ma sconfiggere agonisticamente il MPV .

Il Direttore è tanto preso da questa competizione che nel citare le altre realtà pro life omette di menzionare lo stesso MPV , di gran lunga la seconda nazionale dopo la nostra come numero di iscritti .

B ) In secondo luogo , nell’intervento citato si asserisce che una battaglia come la nostra necessita di una collaborazione tra tutte le forze “ pro life “ e che non ha senso voler apparire come i più bravi e i più puri .

Invece di invitare i suoi amici organizzatori della Marcia a non rigettare la richiesta di dieci minuti di intervento del sottoscritto ( formulata invano in questi due anni ) a margine di un dibattito di quattro ore ed a collaborare con il MPV , come da questi parimenti richiesto senza successo ,  proprio adducendo a sostegno una fantomatica posizione meno rigorosa , per l’organizzazione di un evento comune , egli contesta a noi l’assenza di un spirito collaborativo .

Ciò che sfugge al Dott. Deotto è che non si può costringere a collaborare per l’organizzazione di un referendum abrogativo chi non è abrogazionista e/o chi non è referendario .

Non è abrogazionista da oltre trent’anni lo stesso MPV , non lo possono essere i suoi amici marcisti, che sostengono addirittura l’inutilità della legge nel determinare i comportamenti collettivi e citano come esempio la Croazia , in cui il calo delle interruzioni volontarie di gravidanza sarebbe stato conseguenza di un politica governativa in tal senso , ignorando la funzione determinante delle leggi nell’orientare i comportamenti singoli e di massa .

Non è referendario chi sogna , come lui nel suo articolo , che possano esserci in futuro in Italia parlamenti con una maggioranza abrogazionista , ignorando il mancato deposito di un solo disegno di legge meramente restrittivo della 194 nell’ultimo trentennio .

Quindi aspettare gli altri , che stanno fermi e vanno in direzioni ben diverse dalla nostra , significa condannarsi oggettivamente all’immobilismo per altri decenni .

Non blocco di certo un’organizzazione di 13 000 iscritti ( con quasi 2 000 attivisti ) per attendere la conversione ( del tutto improbabile ) di qualche migliaio di persone (e qualche centinaio di attivisti) di altre associazioni cosiddette “ pro life “ .

Ed anche il significato di quest’ultima definizione è puramente giornalistico : come recitano i vocabolari l’antiabortista è colui che è contrario alla legalizzazione dell’aborto , quindi , in presenza di una legge che legalizza quella pratica , l’antiabortista è solo un abrogazionista , fermo restando il lodevole operato di chi , come i CAV da me menzionati positivamente in pratica in ogni articolo , opera nel volontariato .

Deotto dichiara di non riconoscersi nelle finalità del nostro Comitato ma ciò significa solo che egli , nell’adesione alla linea attendistico-immobilistica che ha portato al mito dell’intoccabilità della 194, ha in realtà mutato posizione , essendo le finalità medesime fissate in un manifesto ( come quello pubblicato sul nostro sito ) immutato , nel quale si affermano da sempre i princìpi dell’abrogazionismo referendario non negoziabile , oppure che confonde tra ideali e rapporti personali ( che possono risentire nel tempo di vicende che di ideale non hanno proprio nulla ) .

Egli prima non ha compreso che alcuni suoi amici non condividevano le nostre posizioni , ora , avendolo intuito , pretende che noi ci si fermi in attesa della conversione degli stessi , che egli ritiene fondamentale .

Per ciascuno di noi parla la propria storia : chi non ha un passato vincente non può essere in ogni caso prioritario rispetto ad alcuno .

Tutto il resto , comprese le autoiscrizioni nell’inesistente albo degli intellettuali , per giunta caratterizzato da una certa uniformità politica , è aria fritta .

C ) A un certo punto il Direttore di Riscossa Cristiana si fa anche aggressivo , alzando il tono della critica .

Parla di menzogne , perché avrei dichiarato che la Marcia sarebbe fine a se stessa e avrei individuato in Alemanno ( “ pro life “ pure lui , che difende l’integrale applicazione della 194 ) un rappresentate ufficiale della stessa .

Beh , francamente non ho capito quale sia l’obiettivo concreto al quale si vuol puntare con la Marcia , non può essere quello delle cifre di partecipanti , visto che quella è una nostra esclusiva negativa , né quello di un’aggregazione di diverse sensibilità genericamente “ pro life “ , viste le dichiarazioni di diniego rivolte al sottoscritto ed ai responsabili del MPV .

Ma non è una menzogna , bensì una valutazione , come quella secondo cui Alemanno sarebbe stato l’esponente mediaticamente centrale di quell’evento ( di gran lunga il più intervistato dai media ) .

A proposito di menzogne : quando e dove avrei scritto che NO194 è la seconda forza pro life mondiale ?

Attendo risposta , che non potrà mai essere formulata .

D ) Infine egli invoca carità , qualità che , si evince , sarebbe assente nel sottoscritto nel suo operare come presidente di NO194 ( egli non può dire altrimenti , ha scelto infelicemente quel termine ) , se non in generale ( come appare molto improbabile ) in NO194 .

Essendo il termine piuttosto generico ricorro , come sempre , al vocabolario che recita : “ Amore nel prossimo , disponibilità a comprendere e ad aiutare ogni persona , compassione , pietà , beneficenza , elemosina “ .

Ora non còlgo come sia non caritatevole la promozione di un’iniziativa oggettivamente diretta a dare una tutela giuridica agli ultimissimi ( i concepiti ) , tanto più se si opera circondati da mille difficoltà come nel nostro caso , pur in parte superate grazie all’impegno di molti .

Deotto , viceversa , fornisce un esempio del proprio “ amore verso il prossimo “ e della sua “comprensiva compassione “ definendo per l’ennesima volta Niki Vendola quale “ Presidentessa della regione Puglia “ , dopo averlo spesso chiamato “ Nicolina “ etc .

Ora premesso che il tema non m’interessa affatto ( penso che non frequentemente un gay possa essere protagonista attivo di un evento abortivo ) e che sono radicalmente contrario alla famiglia non tradizionale ed alla adozione non tradizionale e , quindi , a modifiche legislative che possano colpire questi istituti , consolidati nella nostra storia e carichi di alto significato ed utilità anche verso i figli , trovo che definizioni come quelle ripetutamente riferite a quel politico siano prive della doverosa e caritatevole consapevolezza che , al di là di condotte frutto di scelte culturali e di bramosia di nuove esperienze , sicuramente censurabili secondo i princìpi che caratterizzano la nostra fede , la condizione di taluni soggetti ( del tutto naturale secondo alcuni , non auspicabile secondo altri ) sia in sé fisiologica e , quindi , soprattutto per chi ne condivide la non auspicabilità , tale da meritare rispetto e non dileggio .

Un Niki Vendola ( qualunque sia l’accezione , positiva o negativa , con cui si vuole concepire la sua figura , con tutte le sue caratteristiche ) può nascere a ciascuno di noi , per quanto orgogliosi della nostra eterosessualità e della nostra normalità , con o senza virgolette .

Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : LA 12 ORE PER LA VITA VITA ( PRIMO APPUNTAMENTO IL 5 GENNAIO 2013 , DALLE ORE 9 , ALL’ESTERNO DI 5 OSPEDALI , SITI IN TORINO , MILANO , PADOVA , ROMA E CATANIA )

Dopo la 24 ore del 2 novembre scorso , alla quale ha partecipato un migliaio abbondante di persone su tutto il territorio nazionale nonostante fosse stata organizzata in poche settimane , abbiamo deciso di insistere con questa formula , moltiplicandola nel corso dell’anno .

In particolare , si svolgerà una 12 ore di preghiera per la Vita all’esterno di 5 ospedali ( Mangiagalli di Milano , S. Anna di Torino , Civile di Padova , Garibaldi-Nesima di Catania , una struttura romana non fissa , la prima sarà l’Umberto I ) dalle ore 9 alle ore 21 del primo sabato dei mesi dispari , mentre le 24 ore la terremo in tutta Italia il primo sabato di settembre dalle ore 9 alle ore 9 della domenica .

Il primo appuntamento , quindi , sarà con la 12 ore del 5 gennaio 2013 , dalle 9 alle 21 , all’esterno delle 5 strutture sopra indicate .

Occorre sottolineare le seguenti caratteristiche di fondo di tale manifestazione .

1 ) FUNZIONE STRUMENTALE

Essa non costituisce il fine della nostra azione , ma è strumentale rispetto all’unico obiettivo che perseguiamo con la nostra iniziativa come da manifesto della stessa , vale a dire l’abrogazione per via referendaria della legge 194 , che ha legalizzato nel 1978 l’aborto nel nostro paese , modificandone in profondità la cultura ed avallando 6 milioni di soppressioni di concepiti compiuti nel suo vigore , secondo i dati ufficiali resi dal Ministero della Salute .

Via referendaria che è l’unica praticabile per abolire quella legislazione , alla luce della costante e totale inerzia del nostro parlamento , che in oltre trent’anni dal primo referendum del 1981 si è astenuto dalla presentazione di un benché minimo disegno di legge , semplicemente restrittivo , da parte di un mero suo rappresentante .

Non vi è chi , appena lucido di mente , non colga come la classe parlamentare del nostro paese ritenga definitivamente non praticabile la via abrogazionista o revisionista , perché impopolare e tale da incidere negativamente sul consenso di cui i deputati e senatori necessitano .

E’ sin troppo evidente che questa casta non può essere convertita con manifestazioni di piazza sempre più numerose , in quanto anche 25 milioni di partecipanti ad esse ( tanto più se a manifestazioni non abrogazioniste come la Marcia per la Vita ) verrebbero percepiti come una spaccatura del paese e perché marce assai partecipate ( penso ai 35 000 di Parigi o ai 300 000 di Washington ) non hanno minimamente inciso in senso positivo su numero di aborti , volontariato pro life e disciplina normativa locale .

Le 12 e la 24 ore , dunque , sono meramente strumentali , il fine ( condiviso dai nostri 13 000 iscritti, acquisiti per lo più dal gennaio 2011 ) è concreto e rappresentato dall’abrogazione della 194 per l’unica via possibile , quella del referendum , evento a cui esse espressamente si richiamano e che , ai sensi degli artt. 31 e 32 della L. 352/70 , non potrà introdursi con la raccolta ufficiale delle firme prima del 2014 .

Il tutto nella consapevolezza che la piazza esaurisce le ambizioni popolari solo in una dittatura , non nel nostro paese , dove abbiamo la possibilità di avvalerci di un istituto come quello referendario definito , non a caso , di “ democrazia diretta “.

2 ) MATRICE CHIARA ED UNIVOCA

La nostra non è una manifestazione genericamente rivolta alla difesa della Vita , formula che dovrebbe raccogliere il consenso di tutti i cittadini , esclusi i satanisti .

L’univocità del fine richiama una matrice assolutamente inequivocabile , tale da ridurre la partecipazione , ma che conferisce all’evento un qualche significato , anzi un significato netto ed inequivocabile .

Nessuno , ad esempio , potrebbe partecipare alla preghiera collettiva , senza essere agevolmente identificabile come un infiltrato , affermando di essere favorevole all’integrale applicazione della 194 mediante il potenziamento dei consultori familiari , come Gianni Alemanno ha dichiarato in occasione della citata Marcia di quest’anno , in televisiva rappresentanza dei partecipanti .

Una posizione analoga a quella di Pierferdinando Casini e dei parlamentari ritenuti meno abortisti .

In realtà , di fronte al tema in questione non esiste una terza via : o si è a favorevoli al diritto di scelta della donna ( consacrato nella 194 ) o si è favorevoli al diritto di nascita ( limitabile in casi eccezionali , come nell’ipotesi di pericolo di vita della madre che porti a termine la gravidanza , già ammessa come causa di giustificazione prima dell’entrata in vigore della 194 , ai sensi dell’art. 54 c.p. ) .

Il resto è demagogia priva di contenuto pratico e frutto di calcolo , politico o di altro tipo .

3 ) CARATTERE APOLITICO E NON STRUMENTALIZZABILE DA PARLAMENTARI

La totale assenza di trattative con gli appartenenti presenti e passati al parlamento nazionale per garantirne la partecipazione è significativa , costoro , responsabili della vigenza della 194 , sono anzi pregati di non aggiungersi ai presenti e di non aderire in nessun modo .

La loro eventuale presenza sarà meramente tollerata , la loro campagna elettorale non deve utilizzare questa manifestazione , che parte dal basso , si rivolge al popolo evocando l’esercizio di un suo potere ( quello referendario ) e che rigetta le strumentalizzazioni .

4 ) APERTURA A TUTTI I PRO LIFE

La manifestazione è aperta a tutti gli antiabortisti , anche appartenenti ad altre organizzazioni , che sono in grado di comprendere che se l’aborto è un fenomeno abominevole la legge che lo legalizza dev’essere abrogata , perché una legge non può autorizzare un fatto abominevole .

Chi non riesce a compiere questo passaggio logico ( o si perde in cinici macchiavellismi , sprezzanti della Vita del suo prossimo ) si esclude da solo .

Da parte nostra , dunque , nessun “ Vengo anch’io , no tu no ! “ , come quello rivolto dagli organizzatori della Marcia per la Vita ai vertici del Movimento per la Vita per l’edizione del prossimo anno , condotta che consente ai detentori di un benché minimo quantitativo di materia grigia di cogliere chi divida il pro life italiano , a prescindere dai contenuti ( che nel caso di specie sono identici tra il richiedente ed il rigettante la richiesta ) .

Non a caso nei suoi due anni di svolgimento ho chiesto di poter esporre per dieci minuti nell’ambito di una conferenza di quattro ore a margine di quell’evento la nostra iniziativa e mi è stato risposto picche in entrambe le occasioni ( espressamente nella prima , tacitamente nella seconda ) .

Orbene , se una manifestazione vuole essere rappresentativa di un mondo non può escludere le due maggiori organizzazioni di quel mondo , la prima delle quali , la nostra , sviluppatasi numericamente in meno di due anni , dal gennaio 2011 , un’esclusione tanto più ingiustificabile se tale evento è pure occasione di demagogica affermazione di genericissimi princìpi , in cui quasi chiunque può riconoscersi .

Diversa è l’attività che si traduce nella precisazione delle differenti posizioni , attività che necessariamente divide , oltre ad essere doverosa e tale da poter alimentare un dibattito , tanto più positivo per una forza emergente come NO194 .

E se aggiuntivamente , non si compiono delle mere elucubrazioni dottrinarie ma si opera con un obiettivo concreto e molto chiaramente individuato , come nel caso della nostra operazione , il contenuto dell’azione si circoscrive in modo netto , dando luogo fatalmente ad una diversificazione rispetto ad altre compagini di area .

Ma se quell’azione è rivolta alla collettività , coinvolta in un referendum , è evidente che quella peraltro inevitabile diversificazione e mancanza di unanimità risulta di nessuna rilevanza , come può convenire almeno chi ha un minimo senso della matematica .

Il referendum del 1981 vide un 32% di favorevoli all’abrogazione della 194 .

Anche volendo aderire alla pessimistica visione di coloro che ritengono di aver riscontrato un progressivo ed irreversibile peggioramento della nostra società nella sensibilità verso i temi etici ( e che , contraddittoriamente , sostengono talvolta la necessità di attendere tempi migliori prima di agire referendariamente ) , non si può prevedere una percentuale di attuali abrogazionisti inferiore al 20% del corpo elettorale , il che significa che su 50 milioni di elettori ( la soglia dei 60 milioni di abitanti è stata superata due anni or sono ) ben 10 milioni di essi sarebbero favorevoli alle nostre posizioni .

Orbene , gli attivisti antiabortisti viventi italiani non sono attualmente quantificabili in più di qualche migliaio di unità , quindi la mancanza di unità ( unità che , ribadiamo , non si può imporre ) potrebbe al limite incidere su non più dell’1 per diecimila ( quale rapporto tra 1 000 attivisti a noi contrari e 10 000 000 ) del totale dei nostri votanti potenziali minimi , percentuale chiaramente irrilevante , e ciò sempreché una parte dei “ pro life “ di altre organizzazioni non si ricordi di essere comunque pro life al momento della firma o del voto .

La nostra interlocutrice è la coscienza del singolo cittadino , credente o non credente , la nostra attività persuasiva non ha come primi destinatari i vertici di singole organizzazioni , tra l’altro ormai piccole rispetto alla nostra , che non di rado ci vedono come concorrenziali , confondendo la difesa della Vita con la vendita della mele .

Che la nostra attività debba avere quella destinataria e non strutture intermedie è un’esigenza ben compresa ormai anche dalle componenti più illuminate del clero , in grado di cogliere , in un’ottica referendaria , la centralità dell’oggettivo interlocutore sostanziale ( il popolo , nella forma del corpo elettorale , e dunque le singole coscienze dei suoi componenti ) a discapito della marginalità del piccolo interlocutore ( il MPV ) intermedio e , forse , in certi ambienti abituale , più per anzianità che per affinità di ideali , non essendo concepibile , alla luce per tutte della “ Evangelium vitae “ , una Chiesa cattolica che condivide la rinuncia di quel movimento ( ribadita in una recente circolare, poi ripresa dalla stampa , si legga il pezzo su “ Italia oggi “ del 29-9-2012 riportato sul nostro sito ) ad abrogare una legge che legalizza l’aborto .

Ecco che chi , isolato peraltro , sostiene che per agire referendariamente contro la 194 occorre avere il preventivo consenso unanime delle scarne organizzazioni “ pro life “ italiane , oltre a non possedere alcun senso della matematica , ignora , soprattutto , la storia di questo mondo , orientato su posizioni graniticamente antiabrogazioniste da oltre trent’anni , ora passate in netta minoranza a seguito della nostra nascita e del nostro sviluppo .

E attendere prima di agire il consenso di chi dissente fermamente ( e legittimamente , si badi bene ) da decenni significa oggettivamente condannarsi all’immobilismo .

Un modo come un altro per rinviare a tempo indeterminato il proprio impegno , annullandolo .

Coloro che sostengono tale tesi , quindi e all’evidenza , rappresentano ( in qualche caso forse inconsapevolmente , nel senso che non se ne rendono conto ) i nostri primi avversari , in quanto si sintonizzano sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri aderenti , per poi cercare ( o rischiare , nel caso di buona fede ) di annientarne l’azione .

Una strategia degna del radicale o della femminista più efferati .

5 ) NESSUNA ATTIVITA’ COMMERCIALE COLLATERALE

Non dobbiamo promuovere libri , cercare sovvenzioni pubbliche , sostenere carriere politiche , ma solo pregare , ricordando il nostro obiettivo .

Fare affari non è un reato , ma non ci interessa .

Se qualcuno vuole sostenerci con una donazione lo può fare tramite il sito , la piccola pubblicazione può eccezionalmente consentire la copertura di qualche spesa di singoli aderenti , purtroppo il danaro una qualche utilità l’ha e nessuno ci regala niente , ma non è il nostro fine .

Mi rivolgo , quindi , a tutti coloro che vogliono dare un segno tangibile del loro dissenso verso questa legge , in aggiunta alla consapevolezza del dramma dell’aborto e delle sue conseguenze verso la sua vittima , invitandoli a partecipare a questo evento .

Evento incentrato su una pratica religiosa importante come la preghiera , che risente senz’altro della identificazione con la fede della maggioranza dei nostri iscritti ( tra cui lo scrivente ) , ma il cui esercizio pubblico in manifestazioni ufficiali non incide minimamente sull’approccio razional-giuridico al tema dell’aborto che ho dato alla nostra iniziativa .

Iniziativa alla quale aderiscono , non a caso , nostri connazionali non credenti ma che ritengono ingiusto che un loro simile possa essere soppresso durante la gravidanza senza alcuna tutela giuridica , in spregio alla distinzione laici-cattolici che ha caratterizzato il primo referendum del 1981 e che , perpetuatasi sul tema sino ad oggi , non ha impedito , peraltro , lo sterile paradossale dibattito di questi anni , tra abortisti favorevoli alla 194 e antiabortisti cattolici ugualmente contrari alla sua abrogazione .

Un dibattito , di fatto , inesistente e che noi abbiamo avuto il merito , quanto meno , di aver fatto risorgere .

Ricordo i due siti attraverso cui si può aderire alla nostra organizzazione : www.no194.it e www.no194.org .

Pietro Guerini – Presidente e portavoce nazionale NO194

 Pubblicato su www.pontifex.roma.it del 28-11-2012

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Conferenza: FERMIAMO IL MASSACRO DEI BAMBINI ! BATTIAMOCI PER IL NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L.194

Locandina Conferenza 21.12.2012

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LEGISLAZIONI MONDIALI IN MATERIA DI ABORTO E REFERENDUM ABROGATIVO IN ITALIA DELLA L. 194/78

Un’analisi complessiva delle legislazioni internazionali in materia di aborto deve costituire una premessa indispensabile , tanto più per un giurista , per l’esercizio di un’azione come quella che ho intrapreso per l’abrogazione per via referendaria della l. 194 , attraverso un comitato ed un’associazione costituiti a tale esclusivo fine , denominati significativamente NO194 ( si veda il sito www.no194.org ) .

Sinteticamente , da tale analisi si possono individuare 8 livelli :

1 ) aborto in ogni caso illegittimo (Cile , El Salvador , Nicaragua , Malta e Stato Città del Vaticano);

2 ) aborto ammesso solo in caso di pericolo di vita della donna ( Irlanda , San Marino , Principato di Monaco , Andorra , Paraguay , Guatemala , Honduras , Venezuela , Filippine , Iran , Indonesia e altri ) ;

3 ) aborto ammesso in caso di pericolo di vita e di stupro della donna ( Brasile ) ;

4 ) aborto ammesso in caso di pericolo di vita , stupro e di pregiudizio per la salute fisica della donna ( Argentina , Ecuador , Costarica e altri ) ;

5 ) aborto ammesso in caso di pericolo di vita e di pregiudizio per la salute fisica della donna , solo nei primi 90 giorni per stupro , pericolo per la salute mentale e anomalie del feto ( Polonia e altri );

6 ) aborto pressoché libero nei primi 90 giorni , anche per ragioni socio-economiche , limitato successivamente ( Italia , Francia , Germania , Uruguay e altri ) ;

7 ) aborto ammesso per ragioni socio-economiche anche nel secondo trimestre ( Inghilterra, Russia, Giappone , India , Sudafrica e altri ) ;

8 ) aborto pressoché sempre ammesso ( buona parte dei paesi dell’Est Europa , del Nord America e del Nord Europa , Cina , Corea del Nord e altri ) .

In Asia , una posizione originale assumono Israele , che non ammette mai l’interruzione volontaria di gravidanza per ragioni economiche e sempre negli altri casi , Corea del Sud , che limita senza escludere l’aborto per tutte le causali tipiche , e Arabia Saudita , legalizzante nel caso di pericolo di vita della donna solo nei primi tre mesi , per ragioni legate alla sua salute fisica e mentale nel secondo semestre .

Nel continente nero , detto del Sudafrica , si passa da normative severe ( come quelle dei paesi dell’aera settentrionale , Magreb , Egitto , Senegal , Somalia ) a quelle assai meno restrittive rintracciabili in buona parte del resto del continente ( Nigeria , Uganda , Tanzania , Camerun ) .

In Oceania , mentre la normativa neozelandese ( similmente a quella israeliana , è lineare nell’escludere l’interruzione volontaria di gravidanza per fattori economici , ammettendola però in modo generoso per tutte le altre causali tipiche ) , quella australiana , sostanzialmente generosa , è particolarmente articolata nel prevedere distinzioni .

Orbene , come si può notare , con riferimento a Europa ed Americhe , le nazioni con una disciplina più rigorosa in materia hanno una maggioranza di abitanti di fede cattolica e anche tra i paesi con la normativa peggiore l’unico nel quale vi è un’opposizione ( anche forte ) ad essa sono gli USA , dove vi sono pure differenziazioni tra singoli stati , per l’azione congiunta di cattolici e cristiano-evangelici .

Senza dimenticare le argomentazioni razional-giuridiche , alle quali ho anzi dato da subito una rilevanza centrale nella nostra iniziativa neo-referendaria , è di tutta evidenza , sotto il profilo cultural-religioso e in tale quadro generale , che il nostro paese deve e può recuperare le posizioni che si ricollegano alla propria storia, in quanto nazione avente come capitale la capitale mondiale del cattolicesimo , ed alle proprie più profonde convinzioni , considerata la persistente apprezzabile percentuale di credenti tra la propria popolazione e l’anacronistico tentativo di omologazione ad altre realtà culturalmente ben differenti dalla nostra .

Convinzioni travolte da un’azione legislativa nel 1978 e da una sconfitta referendaria nel 1981 frutto di un’epoca caratterizzata da un fanatismo culturale anticattolico e radical-marxista , che ha contaminato sul terreno allora della convinta adesione oggi di una acquiescente inerzia le aree di ispirazione liberale ( contraddittoriamente tese ad affermare diritti sempre più sofisticati e , nel contempo , a negare il diritto che li presuppone tutti , quello alla nascita ) e le componenti più confuse e depresse del variegato mondo cattolico .

Un’epoca oggi superata e nella quale , la mera stanca metabolizzazione di quei princìpi può essere travolta da un’azione popolare come la nostra , in quanto e se supportata dalla passione di coloro che , credenti o meno , avvertano realmente ed al di là di vuoti proclami più o meno ispirati da interessi , commerciali o di altro tipo , la volontà di combattere questa battaglia di civiltà e comprendano senza soverchie difficoltà il carattere tragico della soppressione di un nostro simile durante la gravidanza , da cui la natura indebita della legalizzazione di quell’atto e della sua impunibilità .

Non si potrà mai spiegare con successo ad un bambino di età superiore a tre anni ( e , in generale , non indottrinato da quel fanatismo ) per quale motivo il suo vicino di casa che ha apostrofato come “scemo“ un altro individuo o che ha demolito una sedia non di sua proprietà debba giustamente essere condannato penalmente , in presenza di una querela e di testimoni , mentre nessuno debba essere processato e condannato per la soppressione di un bimbo durante la gestazione , in dimostrata assenza di quella concezione della vita che gli ha permesso di nascere .

Le oltre 12 000 adesioni già raccolte , il capillare radicamento territoriale della nostra organizzazione e la presenza palpabile di nuovi entusiasmi da parte di numerosi soggetti di diverse generazioni ( anche giovani e donne ) impegnati nella nostra operazione , confermano il mutamento dei tempi che avevo teorizzato all’inizio di questa avventura .

Un’operazione finalizzata ad affermare l’inequivocabile princìpio secondo cui ( se è vero che ciascuno di noi esiste in presenza di due condizioni come il concepimento e l’assenza di eventi letali durante la gravidanza , quale quello abortivo è ) nessuno può legalmente sopprimere il nostro prossimo, al di fuori delle cause di giustificazione generali previste dal nostro codice penale (legittima difesa e stato di necessità) .

E , se è pure vero che l’Irlanda gode di una disciplina così virtuosa in materia , fondata sull’art. 40 della propria costituzione , risultando nettamente il primo paese europeo come tasso di natalità e che l’Italia è al 219 posto in tale graduatoria ( dati del 2010 ) su 221 paesi mondiali , un ulteriore effetto di questa battaglia è quello di contribuire a dare un futuro al nostro paese ed a preservare le caratteristiche peculiari che hanno contrassegnato la storia moderna nazionale .

Pietro Guerini – Presidente e portavoce nazionale NO194 ( www.no194.org )

Pubblicato, tra gli altri,  il 31-10-2012 su www.pontifex.roma.it

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : IL TESTO DEI QUESITI REFERENDARI

Dopo aver trattato in passato la questione dei quesiti referendari , con tutte le sue implicazioni , anche pretestuose e strumentali , passiamo ora all’analisi del loro testo , che viene per la prima volta qui reso pubblico .

Una premessa doverosa .

Il manifesto della nostra iniziativa referendaria , da me redatto e riportato sul sito www.no194.org , quello ufficiale dell’associazione no194 e dell’omonimo comitato no194 , che vanta oltre 11 000 aderenti , sigla che rappresenta la prima organizzazione antiabortista italiana , recita :

“ Piuttosto , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata ) censura da parte della Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , che si aggiungeranno così al quesito sull’abrogazione totale della legge .

Tra le disposizioni più controverse ed impopolari della 194 , in particolare ed anzitutto , debbono annoverarsi l’art. 4 ( che riconosce il diritto di interruzione volontaria della gravidanza anche per mere ragioni economiche , morali e sociali nei primi 90 giorni ) e l’art. 5 ( che attribuisce alla donna, anche se coniugata, il diritto di assumere la decisione abortiva senza coinvolgere il potenziale padre , che può così legalmente rimanere del tutto ignaro dell’evento ) .

L’iniziativa è solo finalizzata all’abrogazione della legge ( dall’entrata in vigore della quale si sono registrati oltre 5 milioni di aborti , secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute ) e rigetta ogni ipotesi di trattativa , che sarebbe inconcepibilmente effettuata sulla pelle del nostro prossimo .

Di conseguenza , possibili effetti legislativi dell’operazione in oggetto restrittivi sulla portata della 194 ( ed intermedi rispetto all’obiettivo indicato ) , sarebbero frutto di una ( tra l’altro ad oggi del tutto improbabile ) azione parlamentare totalmente unilaterale e non concordata con i promotori del referendum “ .

Dal primo periodo , si prospetta in modo assolutamente pacifico :

a ) la proposizione di un quesito sull’abrogazione totale della legge ;

b ) che , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata nel merito ) censura da parte del Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , fermo restando il quesito abrogativo totale ( cosiddetto massimale ) .

In particolar modo gli interventi della Corte Costituzionale potrebbero aver come oggetto due questioni :

A ) il vuoto normativo conseguente all’abrogazione totale della legge , anche alla luce della possibile non reviviscenza della disciplina prevista dal codice penale ed abrogata con la 194 ;

B ) il contrasto con l’art. 32 della carta , sotto il profilo della tutela del diritto alla salute della donna potenziale madre .

In relazione a ciascuna di tali obiezioni , ho proceduto alla stesura di due quesiti , uno massimale e uno minimale , che , salve le rettifiche formali del caso ed ogni approfondita , opportuna ulteriore riflessione, dovrebbero essere definitivi e che , nel loro complesso , rappresentano l’azione concretamente ( e sottolineo l’avverbio , avulso dall’approccio operativo dei sognatori )  più radicale e netta che può essere esperita contro la legge 194 .

1 ) Come ho più volte precisato , il quesito massimale può essere proposto anche formalmente in modo massimale o in modo formalmente non massimale , ma massimale nella sostanza .

Il testo da me redatto viene qui convertito per fini divulgativi in una forma che consenta una diretta lettura delle disposizioni di legge che rimarrebbero vigenti , nei seguenti termini : Volete che sia abrogata la legge 22 maggio 1978 n. 194 recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza” , con riferimento agli artt. 1 , 2 , 3 , 4, , 5, 7 , 8 , 9 , 10 , 11 , 12 , 13, 14 , 15 , 16 , 20 , 21 , 22 ad eccezione quindi dell’art. 6 , con solo riferimento alle parole “ L’interruzione volontaria della gravidanza “ , “ può essere praticata “ , “ quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna “ , degli interi artt. 17 e 18 , che stabiliscono le pene per chiunque cagiona l’interruzione di gravidanza senza il consenso della donna , e dell’art. 19 , con riferimento alle parole “Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza “ , “è punito con la reclusione sino a tre anni “ di cui al primo comma , alle parole “ La donna è punita “ di cui al quarto comma , alle parole “Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta , “, “ chi la cagiona è punito con “ , “ pene “ , “ aumentate fino alla metà “ di cui al quinto comma e alle parole “Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni “ di cui al sesto comma ?

Ecco che l’abrogazione , tra l’altro , oltre che degli artt. 4 e 5 ( che hanno introdotto il libero aborto nei primi 90 giorni di gravidanza ) , dell’art. 6 limitatamente alla lett. b ( che riguarda i casi di interruzione della gravidanza anche dopo i primi tre mesi di gestazione , ammessa qualora siano accertati processi patologici tali da determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna ) , lascerebbe sopravvivere il 6 lett. a , con il quale si ammette l’aborto anche dopo ( ma , ovviamente , già prima ) il 90° giorno di gravidanza nel caso di grave pericolo per la vita della donna , per effetto della gestazione o del parto .

Come più volte ribadito , tale ultima ipotesi sostanziale non è stata introdotta della 194 , perché anche anteriormente alla sua entrata in vigore , anno 1978 , quella fattispecie rientrava nella generale causa di giustificazione di cui all’art. 54 c.p. , non essendo , in particolare , punibile quella condotta per stato di necessità ( della madre ) , quindi per la necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di danno grave alla persona , non volontariamente causato dall’interessato , né altrimenti evitabile , ferma restando la proporzionalità del fatto al pericolo .

Chi con la 194 vorrebbe abolire questa ipotesi , non conosce il diritto .

Le altre disposizioni della 194 che salvo nel quesito sono quelle sanzionatorie , con riferimento ai casi di interruzione colposa ( art. 17 ) , non volontaria per la donna ( art. 18 ) e volontaria per la stessa ( art. 19 ) della gravidanza .

Quindi vengono confermate le norme sulla base delle quali già oggi si punisce , sia pur con il riferimento a limitatissimi casi sugli aborti totali ( forse neppure l’1% ) , mentre con il successo referendario mediante la prevalenza dei “ Sì “ su questo quesito la disciplina sanzionatoria riguarderebbe non meno del 99% dei casi di aborto , se si considera che le ipotesi in cui dalla gravidanza possa derivare il decesso della donna , anche considerati i progressi della medicina , sono veramente ridotte al minimo , come mi confermano gli stessi medici e ginecologi .

Verrebbero in tal modo fatti salvi i due discutibili princìpi affermati dalla consulta nella recente sentenza n. 13 del 2012 , con la quale sono stati rigettati i quesiti del referendum elettorale di matrice Dipietrista , che hanno sottolineato :

a ) l’inammissibilità di una reviviscenza di una legge ( abrogata , quali le incriminazioni del codice penale ) anteriore rispetto a quella oggetto di referendum ;

b ) la necessità che , dall’astratta abrogazione della legge , sia configurabile una normativa cosiddetta “ di risulta “ , quindi residua e tale da poter sopravvivere autonomamente ed essere immediatamente applicabile , regolando la materia .

2 ) I quesiti minimali possibili ed efficaci per i nostri fini sostanziali sono molteplici .

La formula che ho usato sin dall’inizio è volutamente non specifica , per evitare che qualche associazione usasse la virgola o il punto e virgola per giustificare la sua mancata adesione , mascherando , così , i propri interessi di marchio e di bottega , con implicazioni anche di carattere commerciale .

Arrivati al punto in cui chiunque , anche alla luce dei miei appelli caduti nel nulla a formulare proposte concrete , pure il più stolto tra coloro che si interessano alla questione , ha compreso che chi si dichiara antiabortista abrogazionista e non aderisce alla nostra iniziativa o è un falso antiabortista abrogazionista o cerca di nobilitare con motivazioni tecniche ragioni di natura psicologica , ambizioni personali , se non direttamente interessi economici, ho deciso di rendere pubblico anche il secondo quesito .

Quesito che , anche in questo caso , viene qui convertito per fini divulgativi in una forma che consenta una diretta lettura delle disposizioni di legge che rimarrebbero vigenti nei seguenti termini: Volete che sia abrogata la legge 22 maggio 1978 n. 194 recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza” , con riferimento agli artt. 1 , 2 , 3 , 4 , 5 , 7 comma 2 , 8 , 9 , 10 , 11 , 12 , 13 , 14 , 15 , 16 , 20 , 21 , 22 ad eccezione dell’art. 6 , con riferimento alle parole “ L’interruzione volontaria della gravidanza “ , “ può essere praticata : a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna ; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. “ , dell’art. 7 commi 1 e 3 , che fissa le modalità di accertamento e limitazioni delle condizioni di cui al comma 6 , degli interi artt. 17 e 18 , che stabiliscono le pene per chiunque cagiona l’interruzione di gravidanza senza il consenso della donna , dell’art. 19 , con solo riferimento alle parole “Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza “ , “è punito con la reclusione sino a tre anni “ di cui al primo comma , alle parole “ La donna è punita “ di cui al quarto comma , alle parole “Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta,“, “ chi la cagiona è punito con “ , “ pene “ , “ aumentate fino alla metà “ di cui al quinto comma e alle parole “Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni “ di cui al sesto comma ?

Testo identico al massimale con la sola eccezione del riferimento ai casi di cui alla lettera b dell’art. 6 , con cui comunque si estenderebbero ai primi 90 giorni di gravidanza le più rigorose condizioni previste dal tale articolo , ed al primo e terzo comma dell’art. 7 che si renderebbero necessari per l’accertamento delle condizioni dell’articolo precedente , con limiti nell’ipotesi di vita autonoma del feto , che rende praticabile l’aborto solo nel caso della lettera a ) .

Quindi , non più aborto libero , neppure nei primi 3 mesi di gestazione .

Un testo , peraltro , proposto solo al fine di evitare che il nostro sforzo ( e posso parlare in prima persona nel definirlo quanto meno notevole , pur nella consapevolezza se nessuno mi ha obbligato ad affrontarlo ) cada nel nulla ( consentendoci di ottenere almeno un risultato parziale , significativo sul piano giuridico e culturale ) , a seguito dell’eventuale censura della Consulta in ordine al citato contrasto del quesito massimale con l’art. 32 della costituzione , che tutela il generale diritto alla salute , che sarebbe naturalmente considerato con riferimento alla potenziale madre e non al concepito .

Una censura totalmente non condivisibile nel merito , perché l’aborto non è mai terapeutico , ma sempre possibile e quindi da non ignorare .

Chiederemo , dunque , come da manifesto , l’abrogazione totale e solo in subordine abrogazioni parziali , che , se accolte , rappresenterebbero comunque i presupposti sostanziali e culturali ( per una volta usiamo anche noi tale termine , spesso utilizzato con frequenza da chi intende nobilitare la propria inefficienza ) per il totale annientamento di una legge che sarebbe ad oggi precluso da ostacoli oggettivi frapposti dalle istituzioni ( come detto , dalla Corte Costituzionale ) .

Altro sarebbe , ovviamente , limitare la propria azione volontariamente ed a seguito di un accordo con il potere politico-parlamentare ( che talvolta propone ai comitati referendari una modifica legislativa a parziale accoglimento dei quesiti dietro la rinuncia alla loro azione ) , che sarebbe frutto di una trattativa ignobilmente condotta sulla pelle del nostro prossimo .

Un conto è la scelta , un conto è l’imposizione dell’autorità , da cui discende un oggettivo ostacolo .

Non si può ignorare o abrogare un’irrevocabile decisione della Consulta , questa è la realtà nel nostro ordinamento .

Chi dice o tutto o niente ( fermo restando che quel tutto deve costituire il nostro obiettivo ) a prescindere dalla realtà , vive tra le nuvole e lassù è bene che continui a filosofare , operando nel mondo dei sogni , dove il senso pratico non esiste .

Lo stesso mondo che frequentano coloro che si lamentano della vigenza di una legge ostentando i muscoli e digrignando i denti , senza fare nulla per abrogarla o senza aderire ad un’iniziativa già avviata in tal senso .

3 ) Una terza ipotesi già ventilata , quella di riproposizione tale e quale del quesito minimale già ammesso nel 1981 ; deve essere valutata molto attentamente , giacché quel quesito , predisposto dal Movimento per la Vita nell’àmbito di una pur lodevole operazione , presenta aspetti contrastanti con lo spirito della nostra iniziativa .

Penso piuttosto ad un altro testo , che superi le censure più rigorose della Corte costituzionale e sul quale sto lavorando .

Un testo ulteriore che , lo ribadiamo , troverebbe la sua giustificazione sui vincoli formali imposti dalla Consulta e non su questioni ideali , essendo la nostra posizione chiaramente diretta a salvaguardare il diritto alla nascita del concepito , da affermare nel modo più ampio possibile , con i soli limiti oggettivi imposti dal ordinamento giuridico del nostro paese che nessuno , tanto meno un avvocato , può ignorare .

Invito , come sempre , tutti coloro che ritengono che abbia un senso protestare contro qualcosa solo se si ha una proposta concreta diretta alla sua eliminazione e che comprendono che la piazza è l’unica via di protesta per un popolo solo in una dittatura ad aderire alla nostra iniziativa , finalizzata all’utilizzo di uno strumento di democrazia diretta , tramite il sito ufficiale www.no194.org .

Ed invito tutti a partecipare alla “ 24ore per la vita “ ( da noi organizzata in collaborazione con un’associazione nostra alleata , che ha aderito con tutti i suoi effettivi a NO194 ) che partirà dalle ore 9 del 2-11-2012 e si svolgerà in corrispondenza delle chiese e degli ospedali indicati sul sito stesso , una manifestazione dalla matrice esplicitamente abrogazionista e nella quale sarà meramente tollerata l’eventuale presenza di parlamentari nazionali , in carica o meno .

In tale prospettiva , si condanna sin d’ora ogni ipotesi di strumentalizzazione dell’evento da parte di costoro , responsabili in quanto tali per fatti o soprattutto , per ragioni anagrafiche , per omissioni della vigenza della normativa che vogliamo abrogare , alla luce dell’assoluta assenza di iniziative esperite dagli stessi dirette a tal fine abrogativo .

Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

 Pubblicato , tra gli altri , da www.pontifex.roma.it il 30-9-2012

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